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Matrimonio, che tradizione!

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State per sposarvi e come tutti, durante il percorso che porta al matrimonio, vi sarete fermati a ragionare su vari aspetti che circondano questo evento. Per esempio: su come deve essere l’ingresso in chiesa degli sposi, sulla scelta dei testimoni, sulla composizione del vostro bouquet, sulla scelta delle fedi…

Ma vi siete soffermati a pensare al perché si svolgono tutti questi gesti e al perché si seguono tutte queste usanze? Parliamo quindi delle diverse e antiche tradizioni del matrimonio, rimaste presenti e vive ancora oggi, anche se molto spesso vengono date per scontate.

Nonostante si tratti di riti antichi, risalenti anche a migliaia di anni fa, e nonostante l’evoluzione della società, queste tradizioni si mantengono e si conservano nitide, magari senza saperne il reale motivo, ma perseverando in una sorta di “passaggio di testimone” e in una sorta di “etichetta” da rispettare.

Vediamo insieme alcune di queste tradizioni e il loro significato.

Abito da sposa bianco

Nell’antica Grecia era l’abito bianco a rappresentare purezza, gioia e giovinezza. Ai tempi biblici era il colore blu a simboleggiare amore, purezza, onestà d’animo e devozione (es. raffigurazioni della Vergine Maria). Successivamente la prima ad indossare un abito da sposa bianco fu la donna più ricca d’Europa, Anna di Bretagna, alla fine del ‘400. Ma solo nel 1840 la regina Vittoria dà il via alla tradizione dell’abito bianco, in occasione del suo matrimonio con il principe Alberto.

Da quel momento e ancora oggi il bianco è il colore prescelto per i classici abiti da sposa.

Il velo nuziale

Nell’antica Roma i matrimoni venivano concordati per motivi politici o per interessi e spesso gli sposi non avevano modo di incontrarsi prima delle nozze. Per questo motivo la sposa per tutta la durata della cerimonia indossava un velo che le copriva il viso, sia per segno di pudore, ma soprattutto per evitare ripensamenti da parte di entrambi.

Bouquet

È tradizione che lo sposo compri il bouquet di fiori per la sposa e che lo faccia recapitare a casa sua il mattino delle nozze, insieme ad una lettera per lei. La sposa terrà con sé il bouquet fino alla fine della cerimonia, momento in cui lo lancerà alle donne nubili presenti: chi prenderà il bouquet sarà la prossima a sposarsi.

L’usanza di avere tra le mani il bouquet deriva dal fatto che in origine gli sposi, durante la cerimonia, tenessero con sé mazzi di aglio e di erbe profumate, come il rosmarino o la salvia (sostituite poi con il tempo dai fiori), per allontanare spiriti maligni, che si pensava potessero rovinare e disturbare la cerimonia nuziale.

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Disposizione sposi in chiesa

La disposizione degli sposi dopo l’ingresso in chiesa ha sempre previsto la sposa a sinistra e lo sposo a destra. Perché? Nell’antichità l’uomo era solito mantenere di fronte all’altare questa posizione perché doveva avere il lato destro libero e la mano destra sull’impugnatura della sua spada, pronto a combattere e difendere il suo matrimonio nell’eventualità che qualche aggressore cercasse di portargli via la sposa.

Le fedi

Sin dal periodo degli antichi Egizi si è diffusa l’usanza (giunta fino a noi) di indossare la fede all’anulare sinistro, perché in quel dito passerebbe una vena connessa direttamente con il cuore e per questo motivo viene appunto associato ai sentimenti.

L’acquisto delle fedi toccherebbe allo sposo (che non dovrebbe acquistare contemporaneamente a queste l’anello di fidanzamento, perché si dice porti sfortuna), ma spesso sono i testimoni a regalarle.

Testimoni

Attualmente è solito che gli sposi abbiano accanto a sé come testimoni, durante la cerimonia nuziale, amici fidati o persone a loro care, per sostenerli emotivamente ed essere vicini a loro.

Questa usanza risale all’ultimo periodo dell’Impero Romano, in cui le tribù germaniche dei Goti iniziarono a rapire giovani ragazze di altri villaggi (essendoci scarsità di donne da marito nei loro territori), atto rischioso questo, che non poteva essere svolto da un solo uomo, ma comportava un aiuto. Gli uomini coinvolti nel rapimento stavano poi successivamente accanto allo sposo per tutta la durata della cerimonia, per tenere lontani i familiari della sposa e per evitare che venissero a riprendere la fanciulla.

Damigelle d’onore

La presenza di damigelle d’onore ad accompagnare la sposa era fondamentale un tempo (ci si riferisce probabilmente addirittura a riti egizi). Tutte dovevano essere vestite uguali con un abito bianco simile a quello della sposa, per far sì che gli spiriti maligni venissero confusi e tratti in inganno, non riuscendo così ad individuare la sposa per augurarle sfortune e per gettare negatività sul matrimonio.

Attualmente è rimasta l’usanza di avere delle damigelle, ma non si rispetta più il mantenimento del colore bianco per gli abiti o addirittura dello stesso colore e modello per tutte.

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Il riso

La tradizione vede il lancio del riso verso gli sposi al termine della cerimonia nuziale, perché questo simboleggia gioia, ricchezza e fertilità. In alcuni paesi, oltre al riso, vengono gettati confetti, monete e fiori.

Esistono due antiche leggende connesse a questo rito. La prima è legata al mondo orientale e narra di un gesto generoso del Genio Buono, atto ad alleviare e combattere le sofferenze dei cittadini colpiti da una forte carestia e una devastante siccità. Egli sacrificò i suoi denti, spargendoli in una palude: l’acqua fece germogliare ogni singolo dente restituendolo alla popolazione in forma di piantine di riso (quei piccoli chicchi tanto ricordavano i suoi denti sacrificati). Ecco perché proprio il riso è divenuto simbolo di abbondanza, fertilità e buon auspicio.

La seconda leggenda affonda le sue radici nell’antica Roma, in cui al termine delle cerimonie nuziali agli sposi veniva lanciato il grano come simbolo di prosperità e fertilità (al grano venne poi sostituito il riso, perché meno costoso e più reperibile).

Suonare il clacson

È antica la tradizione di fare rumore (oggi suonare il clacson delle auto) per accompagnare il corteo nuziale, perché si credeva che in questo modo venissero tenuti lontani gli spiriti maligni che avrebbero potuto rovinare il matrimonio.

Torta nuziale

La torta nuziale è sempre stata simbolo di abbondanza e di fertilità. Gli antichi Greci la preparavano con miele e farina, gli antichi Romani a base frutta, orzo e miele, ma è nel Medioevo che nasce l’idea della torta a più strati: gli ospiti erano soliti portare e accatastare durante il ricevimento biscotti e piccoli pani (più alta era la pila, più erano le persone vicine agli sposi).

L’immagine più attuale di torta a piani si diffuse nell’Ottocento, parallelamente alla tradizione del taglio congiunto della prima fetta: simbolo della coppia ufficialmente sposata e dell’impegno degli sposi appena preso.

Giarrettiera

Durante il ricevimento di nozze, nell’Europa del XVII secolo, gli invitati celibi dovevano cercare di ottenere la giarrettiera della sposa, segno questo di buona fortuna (spesso però strappandole o rovinandole l’abito). Con il tempo quindi questa usanza è stata abbandonata e si è trasformata nel classico lancio dell’accessorio; tradizionalmente è proprio lo sposo a sfilare la giarrettiera e lanciarla agli ospiti.

In particolare, l’uomo che ha preso la giarrettiera deve poi ballare insieme alla donna che ha afferrato bouquet.

Luna di miele

Il detto “luna di miele”, associato al viaggio di nozze, sta ad indicare i primi momenti dolci che la coppia può dedicarsi. Questa espressione risale all’antica Roma, in cui i freschi sposi erano soliti bere una bevanda alcolica dolce a base di miele per i circa 30 giorni che seguivano le nozze, fino alla successiva luna piena.

Confetti

I confetti vedono la loro comparsa in tempi antichi: i Romani utilizzavano questi dolcetti prodotti con il miele per festeggiare nuove nascite e matrimoni; se ne trovano tracce anche nella Francia del XIV secolo e nelle opere del Manzoni. Originariamente il vero confetto era un farmaco avvolto in un rivestimento dolce per celarne il cattivo gusto.

L’attuale usanza dei confetti li vede posti nelle bomboniere e nei sacchettini in numero sempre dispari, ovvero di numero indivisibile, proprio come dovrebbe essere il matrimonio.

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Beatrice

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